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SENTINELLA VIGILANTE


Altare dedicato al Beato Timoteo Giaccardo nella parrocchia
di sa Bernardo di Narzole

BEATO GIACCARDO XII Anniversario Beatificazione di Mauro Ferrero, ssp

SENTINELLA VIGILANTE

La memoria liturgica del primo Beato paolino, è un invito a ricordare la sua premurosa attenzione per i tutti  i paolini, e che ora continua ad esercitare dal Paradiso.

Il 22 ottobre ricorre il XXII anniversario della beatificazione del beato Timoteo Giaccardo, primo sacerdote della Famiglia Paolina, ed anche la sua memoria liturgica.
Il beato Giacomo Alberione denominò il Signor Maestro "obbediente e fedelissimo": «Era il maestro d'ogni virtù. Il maestro nella pietà: sapeva parlare con Dio, viveva la pietà eucaristica, mariana, liturgica ... Maestro nell'apostolato. Nella Famiglia Paolina era come il cuore e l'anima».
Nelle comunità paoline era anche conosciuto come "sentinella" per il suo assiduo interesse e cura delle Congregazioni Paoline. Egli scriveva: «Io devo essere unanimità amorosa. Questa è la mia missione, il mio merito, la mia gloria, il mio paradiso».
Leggendo gli scritti del beato Timoteo e ricordando alcuni pensieri delle meditazioni dettate ai chierici della Casa Madre di Alba (1936-1947), posso affermare che il beato identificava la nostra fedeltà e la nostra volontà con quella del Fondatore, beato don Alberione.
La parola "fedeltà" nel linguaggio alberioniano ha molti sinonimi. Il primo e il più ovvio è la fedeltà alla missione evangelizzatrice con i mass media, ma preferisco darle subito un principio teologico, cioè fedeltà a Gesù Maestro, la Via, la Verità e la Vita. E quindi fedeltà alla preghiera, alle croci quotidiane, alle Costituzioni.

Premuroso custode

Il beato Timoteo evidenziava la fedele e vigile sentinella del carisma paolino col promuovere fiducia nel Primo Maestro, amore verso Maria Regina degli Apostoli, devozione e studio delle lettere di San Paolo. Era fedele sentinella che, con cuore materno, vigilava sull'andamento disciplinato delle comunità. Nel 1936, don Timoteo è superiore nella casa di Alba. Per capire il suo concetto di vigilanza sottolineo questa sua nota: «Il governo sia pio e sapiente nel vedere; forte e paziente nel tollerare; dolce e fidente nel correggere. Far leva, e stare di fronte alle verità eterne, come alimento dell'amore di Dio».
Era fedele sentinella che scorgeva la sofferenza e si adoperava a confortare e alleviare. Un'influenza collettiva colpisce la comunità di Alba, costringendo i malati a letto per alcuni giorni. Don Timoteo li visita e sorridente confida: «In trincea si è tutti amici». E afferma: «Nella malattia si offre insieme, in un amore oblativo; si dona insieme. Oh, la bellezza di essere ammalati!».
Era fedele sentinella nell'educare le comunità allo studio, in modo particolare della liturgia e quindi sosteneva la fondazione della Congregazione delle Pie   Discepole del Divin Maestro, che hanno come specifico anche l'Apostolato liturgico.
Era fedele sentinella, sempre gioioso, calmo, ottimista, sempre disposto a perdonare. Egli diceva: «Per vincere la battaglia della vita dobbiamo essere gioiosi dentro».

Semplicità disarmante

Vorrei qui ricordare l'amicizia tra don Timoteo e l'avvocato Riccardo Roberto, principe del foro, patrocinante in Cassazione, ex-parlamentare comunista. Eppure l'avvocato è amico dei Paolini e delle Paoline. Ammira don Alberione e la sua opera, ma è legato in modo particolare a don Timoteo che, con la sua semplicità lo disarma sempre nelle sue ire fiammeggianti.
Per alcuni anni don Timoteo mandò all'avvocato il chierico Francesco Caponi a portargli l'Osservatore Romano e la Civiltà Cattolica. Spesso lo invitava a mensa con i confratelli, o in occasione di qualche festa della comunità paolina. L'avvocato deporrà ai processo di beatificazione di don Timoteo: «Gli facevo pena. Notavo con quanto amore mi seguisse».