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Giovedì Santo

 

O Dio Padre, in Cristo Maestro Via, Verità e Vita, per mezzo dello Spirito Santo e per intercessione della Vergine Maria, Aiuta tutti noi qui presenti e i credenti del mondo intero, a custodire la tua Parola e ad amare il prossimo come tu lo hai amato. Contemplando, oggi, la forza del tuo amore misericordioso, ti chiediamo di aiutarci a costruire una vera comunità di persone libere e responsabili che sanno reciprocamente accettarsi e rispettarsi nelle loro diversità e difetti, che non vivono insieme solo fisicamente, ma che comunicano, in una profonda apertura d’animo, la loro interiorità. Per la forza dell’Eucarestia, dono di Crsto per rimanere tra noi, illuminaci e sostienici per risultare persone che sanno donare e ricevere, che sono capaci di condividere, di portare i pesi gli uni degli altri, che si perdonano l’un l’altro con generosità, capaci di una riconciliazione continua.
O Signore, non lasciarci chiusi nel nostro egoismo ma rendici persone riflessive, aperte, costruttive e capaci di amare. Dacci la vista capace di contemplare e vedere la tua presenza e il tuo amore nel mondo, nonostante i limiti e il fallimento degli uomini. Donaci la fede necessaria per aver fiducia nella bontà nonostante la nostra ignoranza e debolezza. Donaci ancora, o Signore, la sapienza di Maria, Madre di Gesù, così che possiamo continuare a pregare con un cuore umile, vigilante e operoso nel bene; e mostraci quello che ciascuno di noi può fare per far crescere il Tuo Regno in mezzo gli uomini.
Amen!

Con questa celebrazione di lode ci disponiamo ad entrare nel Triduo Pasquale… E’ fondamentale, soprattutto in questi giorni, saper curare la partecipazione silenziosa e attenta alle Celebrazioni del Triduo pasquale perché entriamo nel centro e nel culmine dei Misteri di salvezza di Cristo Redentore. E bisogna preparare bene il tutto al piano superiore (coinvolgimento pieno del nostro essere nel contemplare ed accogliere l’opera salvifica delle tre persone della Trinità...) e non limitarsi a celebrare i Misteri di Cristo al piano inferiore (abitudinarietà, freddezza, improvvisazione…)... Penso che questa mattina, il brano centrale del Vangelo del Giovedì santo (Gv 13, 2-17), voglia fissare la nostra attenzione sulla risposta che Gesù ha dato a Pietro, suscitandone l’immediata reazione: Se non ti laverò non avrai parte con me. Perché il Maestro è tanto esigente in questa circostanza? Che cosa significa una simile risposta? Perché è tanto importante che, uno ad uno, tutti i discepoli si trovino a tu per tu con il Maestro chinato ai loro piedi? A che cosa rimanda questo gesto? Penso che per tutte queste domande sia possibile trovare una risposta comune. Il gesto della lavanda dei piedi è qualcosa di molto più grande di un semplice gesto di purificazione. Come i discepoli, ciascuno di noi viene, oggi, invitato a sperimentare su di sé fino in fondo, il disagio spirituale (stupore profondo) di fronte a un Dio che si china a lavarci i piedi, che fa proprio il gesto degli ultimi. Tutta la vita di Gesù è stata, donata, offerta, messa a disposizione, espropriata volontariamente a vantaggio di tutti, cominciando dai più deboli. Con il segno della lavanda dei piedi raggiunge il culmine e la pienezza: manifesta il suo amore divino, misericordioso, fedele, personale. E lo fa in modo temerario, provocatorio: Cristo, dalla lavanda dei piedi fino all’emissione dello Spirito in Croce e fino alla fine dei tempi, non si appartiene più, non si protegge; si fa dono, si abbandona; addirittura si consegna: tutti potranno disporre gratuitamente di Lui. Poveri noi, veramente, se il Signore fosse passato in mezzo a noi lasciandoci solo un esempio: Egli ci ha lasciato se stesso e la sua vita per sempre; ci ha lasciato il dono divino sublime che chiamiamo Eucarestia…

Pietro, nell’episodio della lavanda dei piedi, non è una figura la cui reazione deve portarci al sorriso, ma diventa un punto obbligato di passaggio, se vogliamo vivere in pienezza il mistero pasquale della morte e risurrezione di Cristo; soprattutto se vogliamo, poi, vivere e testimoniare quanto celebreremo in questi giorni, ascoltando l’invito amoroso del Maestro Divino: “sapendo queste cose, sarete beate, se le metterete in pratica”. Entrando nel Triduo Pasquale, siamo invitati a sperimentare il disagio davanti a questo amore esagerato e prodigo: fino a quando non sentiremo nascere in noi un senso di forte stupore, di ribellione, di rifiuto, di scandalo di fronte a un simile abbassamento, è quasi impossibile pensare di aver anche solo sfiorato la densità liturgica di questi giorni... E noi religiosi dobbiamo stare particolarmente attenti. Più degli altri, noi corriamo il rischio di addomesticare Dio, trasformando tutta la sua opera salvifica in qualche cosa di normale, di innocuo. L’eucarestia, la la croce, la sequela... per noi tutto rischia di diventare un rito ordinario... Se non ti laverò non avrai parte con me. Certo, Pietro di fronte al Maestro chinato ai suoi piedi prova disagio, ribellione, stupore. Ma riflettiamo: pensate che Pietro avrebbe retto all’umiliazione della sua fuga al Gethzemani, alla vergogna del suo tradimento poco dopo, allo scandalo della croce sul Calvario... se non avesse portato impressa nella mente l’icona del Maestro chinato ai suoi piedi? Pensate che Pietro avrebbe retto? Ecco perché è necessario provare un senso di disagio di fronte a questo Maestro chinato ai nostri piedi; scuotere almeno un poco il nostro cuore spesso indifferente o simile a quello di Giuda e degli apostoli a Betania, incapaci di comprendere l’atteggiamento autentico di Maria, sorella di Marta. Per riflettere meglio su questo rischio, sempre grande anche per noi (in modo da superarlo) e per interrogarci seriamente se siamo tra coloro che lo tradiscono, riflettiamo e confrontiamoci anche con Lc 22, 14-34. Durante il canto del Benedictus ci lasceremo aspergere dall’acqua benedetta. Mentre passerò tra i banchi, invochiamo il dono del disagio spirituale e dello stupore evangelico di fronte a un amore tanto grande. Lasciamoci scuotere nel più profondo del nostro cuore e della nostra fede e dimostriamoci bisognosi del lavacro di misericordia di Cristo Signore...

Don Emilio Cicconi ssp