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I viaggi di San Paolo

 


LA VOCAZIONE, L'OPERA E LA PERSONALITA' DI PAOLO
(Tratto dal libro: San Paolo - Jean Cantinat - Ed.Paoline)

1.La vocazione


Alla fine di questa biografia, resa possibile dal racconto degli Atti degli Apostoli e dalle numerose allusioni delle lettere paoline, cerchiamo di condensare in alcune pagine l'immagine che vorremmo conservare della vocazione, dell'opera e della personalità del nostro eroe.
Paolo s'inserisce nella lunga catena d'intermediari di cui Dio si è servito nel corso della storia biblica per rivelarsi a noi e per offrirci il suo amore. Cristo, Verbo Incarnato, è al centro della catena, espressione visibile dell'Invisibile, manifestazione sensibile della Luce e dell'Amore infinito (Col. 1,15ss; Gv 1,1-18). È in riferimento a lui che, a varie riprese ed in molti modi, hanno parlato i messaggeri divini dell'Antico Testamento (Eb 1,1), come è in dipendenza da lui, sotto l'azione del suo Spirito, che quelli del Nuovo Testamento hanno a loro volta reso testimonianza (At 1,5ss).
Paolo stesso si pone in questa linea nel piano salvifico dell'Eterno. Dio l'ha scelto per annunciare « la buona novella, promessa già nelle Sacre Scritture per mezzo dei suoi profeti, riguardante Cristo suo Figlio, nato come uomo dalla stirpe di Davide » (Rm 1,1ss). Scelto, fin dal seno materno (Gal 1,15) da colui che determina tutto eternamente, ancor prima che il mondo fosse creato (Ef 1,3ss; Rm 8,28ss), non ebbe però conoscenza di  questa scelta e della sua missione se non in età adulta, come gli antichi profeti e gli stessi apostoli. Una visione inaugurale, quella sulla strada di Damasco, analoga a quella d'Isaia, di Geremia e di Ezechiele, gli rivela Gesù, figlio di Dio, affinché l'annunci ai pagani (Gal 1,16; Is 6,1ss; Gr 1,4ss; Ez 1-3). La sua visione di Cristo, che egli considera simile a quella dei Dodici (1Cor 15,8), e la missione che ne riceve direttamente (Gal 1,1,12, 16), lo pongono di colpo al livello del collegio apostolico, al di sopra degli altri apostoli neo-testamentari, la cui autorità veniva dal Salvatore soltanto per mezzo di una delegazione umana.

Istruito sull'incomparabile grandezza di Gesù, che attua, al di là di ogni immaginazione, le promesse messianiche, comunicando il suo Spirito e la sua vita, Paolo ritiene che il suo ministero apostolico superi in gloria quello di Mosè stesso. Non è la nuova alleanza, quella dello Spirito, che gli è affidata e non più quella della lettera? (2Cor 3,7ss). La certezza della sua vocazione, l'idea che se ne fa, l'esperienza che ne ha davanti alle manifestazioni carismatiche, i sostegni che riceve dall'alto sotto forma di grazie personali, di miracoli, di nuove visioni e di estasi, spiegano, certamente, per una buona parte, il successo della sua opera, l'ardore del suo zelo, la fedeltà di cui dà prova, l'autorità che rivendica e che sa imporre, l'umiltà con la quale paragona i suoi mezzi umani con i meravigliosi risultati ottenuti. Ma non possiamo credere che si sia detto tutto di Paolo, una volta che lo si sia posto nella luce dell'intervento divino.
La vocazione e le altre grazie non possono spiegare tutto in colui che le riceve, a meno che non. si neghino la libertà e le qualità naturali che possiede. Ricordiamoci delle mancanze di Mosè e degli antichi profeti, l'abbandono da parte degli, apostoli al momento della passione ed ancor più del tradimento di Giuda, uno dei Dodici. Apparendo a Paolo, sulla via di Darnasco, Gesù sa molto bene che Paolo spicca su tutti gli altri e che sarà per ciò tra le sue mani uno strumento scelto (At 9,15). Egli conta sul suo valore umano.

2. L'opera
Se si considera, soltanto lo spirito che l'anima, l'opera di Paolo è di un'unità perfetta, in quanto esprime il servizio esclusivo della sua anima alla causa del Dio vivente. Prima di Damasco, questo servizio è rivolto al Dio che gli fanno conoscere la Legge mosaica e le tradizioni dei padri. A partire dalla sua vocazione, è rivolto al medesimo Dio, ma così come Gesù, il Figlio incarnato, l'ha rivelato (Fil 3,2-11). Se invece se ne considerano le manifestazioni, la sua opera è di una estrema complessità, ad immagine della sua vita movimentata. Tuttavia, se vogliamo fissarci sulle linee essenziali, possiarno, senza forzature, ricondurla alle tre linee seguenti: la difesa della libertà cristiana di fronte al giudaismo, l'espansione del cristianesimo nel bacino del Mediterraneo, la presentazione geniale della nuova dottrina nella sua corrispondenza,

a) La difesa della libertà cristiana di fronte al giudaismo. - Incaricato di predicare ai pagani la buona novella della salvezza, per mezzo della fede viva nell'opera redentrice di Gesù (Rm 1,1ss; 3,21ss; 6,1ss), Paolo comprende molto presto che le osservanze della Legge mosaica, specialmente la circoncisione, non s'impongono più ai credenti e che i convertiti dal paganesimo sono assolutamente liberi sotto questo aspetto. La conversione del centurione Cornelio, battezzato senza



circoncisione preliminare, viene a confermarlo nella sua convinzione, come pure la conversione dei pagani della Chiesa di Antiochia nel 43-44 (At11,19ss).Non costata forse che lo Spirito Santo si comunica ai credenti indipendentemente dalla pratica della Legge (At 11,23; Gal 3,2-5)?
Ma a Gerusalemne la Chiesa-madre rigurgita di cristiani che restano persuasi della necessità di restare giudei praticanti o di divenirlo prima di ricevere il battesimo di Gesù. Molti di loro non esitano ad andare lontano per diffondere questa idea, seminando turbamento nelle comunità nascenti; questi giudaizzanti, del resto, trovano facilmente appoggio nei giudeo-cristiani delle nuove comunità, i quali condividono il loro punto di vista. Paolo deve combattere terribilmente per contrastare la loro azione nefasta. La sua lotta comincia ancor prima dell'assemblea di Gerusalemme (At 15,1-2) e contribuisce molto alla decisione liberatrice, ufficialmente presa durante quell'assemblea dai capidella Chiesa (At 15,5-29). Ma, deve continuarla senza stancarsi. fino alla sua morte, perché dappertutto, dove svolge la sua missione, passano dopo di lui giudaizzanti ostinati per distruggere la sua opera: li abbiamo visti ad Antiochia, a Filippi, a Corinto, ad Efeso, a Roma, in Galazia. Questa lotta, spesso angosciosa, fa di lui l'apostolo delle nazioni per eccellenza. Essa ha, infatti, permesso al mondo pagano, che fino allora si fermava davanti all'ostacolo delle osservanze mosaiche, di accettare senza, ripugnanza il cristianesimo.

b) .L'espansione del crístianesilno nel bacino del Mediterraneo. -Prendendo alla lettera l'ordine dato da Cristo risorto di portare il vangelo fino alle estremità della terra, ordine che gli fu, del resto, personalmente comunicato (At 22,21) , Paolo, per più di vent'anni, dal 45 alla sua morte, percorre tutti i paesi rivieraschi del nord del Mediterraneo. Non attende che i pagani vadano da lui, va lui verso di loro.
E’ la seconda caratteristica della sua opera. Rappresentante di Cristo, se ne va bussando, per così dire, di porta in porta, nell'Impero. Agisce con metodo, affinché i risultati ottenuti siano duraturi e si sviluppino. Tutte le città di una certa importanza, che si trovano lungo le grandi vie romane o che servono come porti al traffico marittimo, ricevono la sua visita. Le colonie giudee che vi si trovano gli procurano, almeno momentaneamente, l'alloggio, il lavoro e il suo primo uditorio.
E' infatti nelle sinagoghe di queste colonie, nel giorno di sabato, quando tutti vi si riuniscono, che comincia le sue istruzioni, sia perché la priorità dell'annuncio spetta al popolo della promessa (At 3,26), sia perché spera di incontrarvi quelli che formeranno il nucleo di una nuova cristianità.
Effeettivamente vi conquista alla causa di Cristo gli uditori meglio disposti. Vi guadagna anche la quasi totalità della èlite pagana che, attirata dal monoteismo della comunità giudea, conosce già la Bibbia. Può così, quando i Giudei rimasti increduli non lo vogliono più nella loro casa di preghiera, proseguire le sue predicazioni in un altro luogo, intensificare la formazione dei primi neofiti, rivolgersi direttamente ai pagani che questi neofiti gli fanno conoscere, e formare i quadri dirigenti della giovane Chiesa.
Se deve allora prendere la fuga per evitare le imboscate mortali che gli tendono i suoi avversari religiosi, il che capita frequentemente, può sempre mantenere la sorveglianza e la direzione mediante i capi che vi ha appena preposti. Ha anche la possibilità, quando l'animosità si è un po' calmata, di ritornare per una visita d'incoraggiamento. I più intimi discepoli, che lo seguono nei suoi spostamenti apostolici e che associa strettamente al suo ministero, gli servono all'occorrenza per andare in suo nome a sostenere le cristianità in difficoltà ed anche per assumerne la direzione, quando personalmente è impedito di farlo. Lungi dall'essere unicamente un predicatore carismatico, come alcuni hanno preteso (M. Dibelius, M. Goguel, ...), Paolo si mostra dunque un concreto organizzatore della vita cristiana, fondatore di Chiese ordinate, creatore d'unità tra le sue molteplici fondazioni e formatore dei dirigenti che gli daranno il cambio.

c) La, presentazione geniale della nuova dottrina nella sua corrispondenza. - Sonosoprattutto le lettere di cui è autore che manifestano la sua cura d'organizzare le comunità da lui fondate. Di queste lettere, tredici ci sono pervenute, mentre altre sono andate perse. Scritte in maggioranza tra il 51 e il 63, nello spazio di una decina d'anni, esse rappresentano i più antichi testi del Nuovo Testamento da noi posseduti, eccezion fatta, forse, per l'epistola di Giacomo. Questo dice la loro importanza capitale. Il loro genere epistolare è indicato dagli indirizzi all'inizio e dalle finali dove si accumulano i saluti e gli auguri; ma questo genere è praticamente assente da tutto il resto del testo, salvo, evidentemente, nel biglietto a Filemone. Esse, infatti, hanno solo un lontanissimo rapporto con la corrispondenza privata. Praticamente destinate a tutti i membri di una comunità o di parecchie comunità, esse mirano ai loro bisogni spirituali del momento; le epistole pastorali, che sembrano più personali, sono in realtà dello stesso tipo. Veri complementi della predicazione viva, esse spiegano verità insufficientemente esposte o mal comprese, confutano errori nascenti, rispondono a questioni proposte, moltiplicano le conclusioni d'ordine morale e talvolta abbozzano visioni d'insieme della dottrina evangelica.
La varietà dei soggetti trattati e delle raccomandazioni formulate è tale che accostandoli è possibile ricostruire pressa poco tutto il messaggio dell'apostolo. Questo messaggio si accorda perfettamente con quello di Cristo trasmessoci dai restanti scritti neo-testamentari; ma, a prescindere dal suo valore intrinseco, bisogna riconoscere che ha il marchio del genio. Paolo ne ha sottolineato, meglio di qualunque altro, la felice armonia, ha saputo metterne in risalto la sublíme grandezza e vi ha dato la sua prima espressione, teologica, quella a cui ci si richiama continuamente. L'interpretazione non ne è certo sempre facile (2Pt 3,16) e da ciò dipende il fatto che si sia un po' tardato a valorizzarlo fino alla fine del secondo secolo. Ma a partire da quell'epoca fino ai nostri giorni, tutti i rinnovamenti spirituali o teologici del cristianesimo ne sono stati contrassegnati.
Ecco la terza caratteristica dell'opera dell'apostolo. Con la sua corrispondenza ha lavorato per il suo tempo e per i secoli futuri. Le sue fondazioni materiali, le sue Chiese, hanno potuto sparire o almeno attenuarsi fortemente, ad esempio a Tarso, sugli altopiani d'Anatolia e nell'Asia proconsolare; ma la sua eredità spirituale, la sua dottrina, sussiste integralmente e trasforma sempre più il mondo, anche nei suoi strati profani, che vivono, senza saperlo, dei suoi princìpi .

3. La personalità

Per attuare una simile opera, Paolo godeva di una personalità eccezionale. Non parliamo qui del suo aspetto fisico e della sua salute, bastando ciò che ne abbiamo detto alla fine del terzo capitolo. Non ritorniamo neppure a considerare la sua brillante condizione sociale o la vastità della sua cultura. Limitiamoci ora a ricordare alcune delle sue qualità intellettuali e morali, che abbiamo incontrate in lui e che fecero meraviglie sotto l'azione divina: la sua rettitudine assoluta, la sua intelligenza superiore, la sua forza di volontà e la sua sensibilità così viva.

a) La rettitudine assoluta di Paolo, la sua lealtà senza incrinature, è forse tra le sue qualità quella che attira mag­giorrnente stima e ammirazione. Una vocazione come la sua non avrebbe potuto attuarsi senza questo. Spiato come era da una folla di nemici accaniti pronti a rovinarlo, non sarebbe riuscito a propagare una dottrina che non fosse stata da lui pienamente vissuta. Già prima della sua conversione, non usa ripieghi e mezze misure nei suoi doveri. Non imita i sadducei e i farisei ipocriti, fustigati dal vangelo (Mt 6,1ss; 23,1ss; 27,18; 28,11ss).

Osserva scrupolosamente la Legge religiosa e le tradizioni dei suoi padri, sapendo bene di superare, in questo, molti suoi contemporanei (Gal 1,14; Fil 3,6). La sua rettitudine non è ingenua, ma molto cosciente. Il giorno in cui diviene persecutore dei cristiani, lo diviene perché convinto di compiere il suo dovere, perché è riempito dello zelo di Dio, come dichiara in seguito a più riprese (At 22,3; 26,9; 1Tm 1,12s). Dopo la visione di Damasco, non accetta neppure un'apparenza di doppiezza. Mette la sua fierezza, dice ai Corinzi, nel comportarsi sempre nel mondo e specialmente verso di loro con la santità e la sincerità che vengono da Dio (2Cor 1,12ss). Vive a carte scoperte davanti a Dio e davanti agli uomini (ivi 5,11). Non parla per piacere agli uomini, ma a Dio che giudica il suo cuore e vede che la sua coscienza non gli rimprovera nulla (1Ts 2,3ss; 1Cor 4, 4). Non predica se stesso, non ricerca né la propria gloria né i propri vantaggi materiali; vive soltanto per Gesù onde conquistargli il più possibile d'anime (2Cor 4,1ss; 5,11s; 6,3; 1Cor 9,19ss, ecc.). La sua gioia è di vivere nella verità. Quindi, ben lungi dal fare mistero del suo passato di persecutore e di velare le miserie della sua natura, accetta di parlarne quando l'occasione se ne presenta ed è in gioco la maggior gloria di Dio (1Cor 13,6; 2Cor 4,7ss, ecc.).
Il suo amore per la sincerità è tale che non può sopportare negli altri il minimo atteggiamento equivoco. Pietro e Barnaba l'imparano a loro spese; ed ancor più i suoi avversari sleali, siano di Corinto, di Filippi, o di Galazia, perché li copre di ridicolo e di disprezzo. Senza posa corregge i cristiani che sono tentati di vivere in contraddizione con la loro nuova condizione religiosa. Chiede loro di non vivere più da pagani; di comportarsi con decenza, come si fa in pieno giorno; di rivestire l'uomo nuovo, creato ad immagine di Dio, nella giustizia e nella vera santità; di agire come figli della luce; di correre dietro a Cristo che li ha conquistati, come lui, senza guardare indietro.

b) La sua intelligenza superiore impedisce opportunamente alla sua grande lealtà d'animo di esprimersi con troppo rigore, di degenerare in ristrettezza insopportabile. Sa adattarsi sul piano delle idee , come su quello dell'azione. Quando i princìpi intangibili non sono in causa, accetta di fare tutte le concessioni richieste. Ci si ricordi del suo modo di piegarsi alla maniera di vivere di quelli che lo circondano; della sua utilizzazione della cultura greca per trasfondervi pensieri cristiani; della circoncisione che impone a Timoteo; delle lodi che pone all'inizio delle sue lettere, anche quando deve poi rivolgere rimproveri; della sua accettazione dei sussidi venuti da Filippi; del suo modo di utilizzare Marco verso la fine della sua vita, ecc. Se condanna, è per meglio salvare; se brandisce la minaccia, è per non dover infierire; se usa facilmente l'ironia, talvolta col sorriso, talvolta sino al sarcasmo virulento, è da pedagogo che vuol rimediare all'illogicità, talora grottesca, delle opinioni o delle condizioni adottate .
Non poteva essere diversamente. Paolo è un pensatore di rara potenza, dotato di una sorprendente finezza di penetrazione, senza la minima grettezza. Nei suoi discorsi e soprattutto nelle sue lettere possiede l'arte di andare immediatamente all'essenziale; di ricondurre i più infimi dettagli ai princìpi generali; di unire la precisione dell'analisi al vigore della sintesi; di evocare tutto un mondo in poche frasi, in poche parole, di dare infinitamente da pensare a chiunque lo legge. Utilizza a meraviglia il genere letterario antitetico, ereditato soprattutto dalla Bibbia, per dare maggior rilievo al suo insegnamento . Eccelle nel porre un principio, poi nell'illuminarlo con considerazioni secondarie, per infine ritornare al principio messo così meglio in chiaro, per sottolinearne l'evidenza .

« Colui che ha scritto l'epistola ai Romani, è stato detto, non ha nulla da invidiare ai più penetranti filosofi e al più sottili teologi. E’ lo scritto più possente, più nobile... che sia mai uscito da una penna umana (E. Osty). I problemi più gravi che assillano lo spirito dell'uomo, Paolo li ha approfonditi, li ha pensati tutti da cristiano, in quella luce che aveva inondato la sua anima al mattino della conversione. Solo Cristo poteva apportargli la soluzione degli enigmi (che avevano fatto vacillare) la mente dei più grandi metafisici » .

c) La volontà in San Paolo non è meno impressionante. Impetuosa, energica e tenace, essa si dà tutta intera al servizio dell'ideale percepito, nonostante le difficoltà, gli ostacoli e i pericoli. Essa fa di lui un appassionato, un trascinatore, un uomo di conquista e d'azione, un seminatore d'inquietudine in quelli che vivono nel languore o nell'inerzia.
Quando la sua grande idea è ancora la Legge mosaica, prende parte attiva all'assassinio di Stefano, stimola i capi giudei, ottiene da loro carta bianca per scatenare la persecuzione e condurla a tamburo battente.
Lanciato da Cristo su una nuova pista, affronta senza indugi i suoi amici della vigilia per farli mutar d'opinione a loro volta. Cacciato da una città, ricomincia in un'altra. Ingiuriato, battuto, lapidato perfino, non per questo cede. Contraddetto, risponde immediatamente. Attaccato nella sua autorità, dimostra che essa è incrollabilmente fondata. Ingiustamente colpito, esige pubblica riparazione. Leso nel suo diritto, ricorre in appello. Le migliaia di chilometri a piedi non lo spaventano e va costantemente incontro a nuove fatiche e a nuovi pericoli. È prigioniero? Cerca di convertire quelli che lo detengono, i capi e i soldati. Apostolo, fondatore di molteplici cristianítà, circondato da persone devote alla sua causa, lavora con le proprie mani per restare materialmente indipendente.
Da quando ha scoperto, attraverso la morte del Verbo Incarnato, l’incommensurabile amore di Dio per gli uomini (Rm 5,8; 8,32), sogna di estenderne la conoscenza all'universo intero (Rm 15,15ss; 13,11), ma usando mezzi che, spesso penosi per lui, non lo sono mai per gli altri, almeno in modo deliberato . Usa violenza soltanto versò se stesso.

d) La sensibilità del suo cuore è del resto così grande che spesso interviene per equilibrare l'energia della sua volontà. Non si finirebbe di rilevare nella sua corrispondenza i passi dove mostra la sua amicizia, il suo affetto e persino la sua tenerezza quasi femminea.
Ha bisogno di essere amato, di sapersi compreso, di sentirsi sostenuto. La presenza di collaboratori gli è necessaria. Li sceglieva forse, come è stato detto, tra quelli che avevano una personalità più bonaria della sua? E’ possibile, per la legge dei contrasti. È sempre impaziente di avere notizie delle sue comunità, soffre terribilmente quando viene a sapere del loro cattivo comportamento e non si tiene più dalla gioia quando è informato del loro miglioramento. Piange e dà i più grandi segni di attaccarnento al momento di separarsi dai suoi amici. Li saluta con molta cordialità alla fine e delle sue lettere; non scarseggia di elogi per coloro che gli hanno provato la loro dedizione. E soprattutto trova accenti d'intensa emozione per parlare dell'amore divino e di Gesù.
E’ indubbiamente, per buona parte, connessa a questa sensibilità la vivacità del suo stile. Si esprime alla maniera degli oratori popolari, con rapidità e semplicità. Usa interrogazioni, interpellanze e personificazioni fittizie; si ripete volentieri, accumula i sinonimi e le digressioni; s'interrompe bruscamente in un ragionamento che non finisce o di cui modifica la presentazione. Paga in tal modo, dal punto di vista accademico, il riscatto di una ricchezza insufficientemente controllata. Ma quale profitto ne traiamo! Egli si offre a noi tale qual è, prodigioso di vita, palpitante al naturale, tutto contrasti, capolavoro d'umanità e di grazia .

 

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