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SAN PAOLO OGGI
da: Alberione - Pensieri

 

Introduzione

Nella ricerca della miglior guida alla pienezza del mistero di Cristo per la salvezza degli uomini, don Alberione ha scoperto san Paolo e ne è divenuto il più ardente discepolo e imitatore nei tempi moderni. Attraverso la sua multiforme istituzione e usando i mezzi di comunicazione sociale per l'apostolato, egli ha pensato di fare rivivere oggi, nella Chiesa, l'Apostolo delle genti. Cosa farebbe san Paolo oggi? Come amerebbe Cristo nelle circostanze attuali? Cosa farebbe se dovesse annunziarlo agli uomini del nostro tempo? Così ha intitolato a san Paolo due congregazioni, diverse chiese, centinaia di librerie e di agenzie cinematografiche, e tutte le altre manifestazioni apostoliche, che egli ha voluto si alimentassero, con grande apertura e coraggio, di "spirito paolino"

 

La Famiglia Paolina è suscitata da San Paolo per continuare la sua opera: è S. Paolo, vivo, ma che oggi è composto da tanti membri. Non abbiamo eletto noi S. Paolo: è lui che ha eletto e chiamato noi. Vuole che facciamo quello che egli farebbe se oggi vivesse. Se vivesse, che cosa farebbe? Adempirebbe i due grandi precetti come ha saputo adempierli: amare Iddio con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente; e amare il prossimo senza nulla risparmiarsi, perché egli ha vissuto Cristo. « Vive in me il Cristo ».
Egli adopererebbe i più alti pulpiti eretti dal progresso odierno: stampa, cinema, radio, televisione; i più grandi ritrovati della dottrina d'amore e di salvezza: il Vangelo di Gesù Cristo. San Paolo si è fatto per noi come la « forma ».   [Pr SP 291]

Prima di mettere l'Istituto sotto la protezione di S. Paolo Apostolo si è pregato molto. Si voleva un Santo che eccellesse in santità e nello stesso tempo fosse esempio di apostolato. S. Paolo ha unito in sé la santità e l'apostolato. Ha amato veramente Gesù Cristo:
« Chi mi separerà dalla carità di Cristo? Niente. Né la vita né la morte ». Dopo di aver servito Cristo in vita, è andato intrepido al martirio piegando  la testa sotto la spada. « Né la vita né la morte mi separerà da Cristo »! Prima di rendere al Maestro l'ultima testimonianza, gli aveva offerto tutta una vita di apostolato. Sovente si dà risalto all'attività di San Paolo; ma prima bisogna mettere in risalto la sua pietà.    [Pr SP 302]

La riconoscenza più viva va a San Paolo Apostolo, che è il vero Fondatore dell'Istituzione. Infatti egli ne è il padre, maestro, esemplare, protettore. Egli si è fatta questa famiglia con un intervento così fisico e spirituale che neppure ora, a rifletterci, si può intendere bene; e tanto meno spiegare.
Tutto è suo: di lui, il più completo interprete del Maestro Divino, che applicò il Vangelo alle nazioni e chiamò le nazioni a Cristo; di lui, la cui presenza nella teologia, nella morale, nell'organizzazione della Chiesa, nelle adattabilità dell'apostolato e dei suoi mezzi ai tempi è vivissima e sostanziale; e rimarrà tale sino alla fine dei secoli. Tutto mosse, tutto illuminò, tutto nutrì; egli fu la guida, l'economo, la difesa, il sostegno, ovunque la Famiglia Paolina si è stabilita. Meritava la prima chiesa e la bella gloria che lo riproduce nel suo apostolato e nella sua pater­nità rispetto ai paolini.     [CISP 147]

Tutte le anime che presero gusto nel leggere San Paolo, divennero anime robuste.   [SP 414]

San Paolo è il discepolo che conosce il Maestro Divino nella sua pienezza: egli lo vive in tutto, ne scandaglia i profondi misteri della dottrina, del cuore, della santità, della umanità e divinità; lo vede dottore, ostia, sacerdote; ci presenta il Cristo totale come già si era definito: Via Verità e Vita.   [AD 96]

Se San Paolo vivesse, continuerebbe ad ardere di quella duplice fiamma, di un medesimo incendio, lo zelo per Dio ed il suo Cristo, e per gli uomini d'ogni paese. E per farsi sentire salirebbe sui pulpiti più elevati e moltiplicherebbe la sua parola con i mezzi del progresso attuale: stampa, cine, radio, televisione. Non sarebbe, la sua dottrina, fredda ed astratta. Quando egli arrivava, non compariva per una conferenza occasionale: ma si fermava e formava: ottenere il consenso dell'intelletto, persuadere, convertire, unire a Cristo, avviare ad una vita pienamente cristiana. Non partiva che quando vi era la morale certezza della perseveranza dei suoi. Lasciava dei presbiteri a continuare la sua opera; vi ritornava spesso con la parola e con lo scritto; voleva notizie, stava con loro in spirito, pregava per essi.    [CISP 1152]

La Lettera di San Paolo ai Romani è il primo e principale saggio dell'apostolato delle edizioni, l'esempio su cui dovrebbe modellarsi ogni edizione paolina. Per questo, quando si è costruita la chiesa dedicata a San Paolo in Casa Madre, si è voluto rappresentare in un bel quadro l'Apostolo che detta e indirizza la sua grandiosa Lettera ai Romani. Il quadro nel suo insieme rappresenta bene l'indole e la finalità del nostro apostolato: portare il Vangelo a tutte le genti, di tutti i tempi.  [Pr A 135]

Il suo modo di scrivere è personalissimo, vero specchio di un'anima fatta per dominare, ardente,
 fiera, sicura della verità, affettuosa come una madre e forte come un padre.         [CISP 614]

Perché San Paolo è così grande? Perché compì tante opere meravigliose? Perché anno per anno la sua dottrina, il suo apostolato, la sua missione nella Chie­sa di Gesù Cristo vengono sempre più conosciuti, ammirati e celebrati? Egli è uno di quei santi che giorno per giorno ringiovaniscono e dominano e conquistano: perché? Il perché va ricercato nella sua vita interiore. È qui il segreto. I palloni pieni di aria, gonfi, in un giorno svaniscono, si vuotano, ma quando vi è la ricchezza, quando vi è la vera dottrina, quando vi sono i veri meriti, quando vi è la vera vita interiore, si diventa germe. La pianta rimane qualche tempo nascosta perché tutto è chiuso in un embrione, messa sotto terra. Ma quando l'embrione si sviluppa, il germe si manifesta prima in una pianticella, poi in un arboscello, quindi in una grande magnifica pianta. Ebbene l'Apostolo Paolo era di grande vita interiore. [Pr SP 259]

Tutto il segreto della grandezza di San Paolo è nella vita interiore. Egli, possiamo dire, ha vinto dall'interno: dal suo grande spirito di povertà, dallo studio, dalla scienza profondissima, dall'amore a Gesù Cristo, dallo spirito di mortificazione. Invano noi chiediamo a S. Paolo delle grazie che ci rendano eroi davanti agli uomini. Bisogna che chiediamo in primo luogo le grazie che ci rendano cari a Dio e poi, in secondo luogo, le grazie che ci rendono apostoli in mezzo al mondo.
I figli devono rassomigliare al padre. Tutti gli amici di S. Paolo devono guardare a lui e conoscere il suo spirito. Quanto più si leggono e si penetrano le Epistole di S. Paolo e la sua vita, tanto più si ama e si entra nella vera via della santità e nel vero spirito dell'apostolato.  [Pr SP 260-261]

« Voi siete una Congregazione singolare - mi facevano osservare la settimana scorsa; - tacete e siete sempre in moto ». San Paolo era così. Anche la nostra organizzazione, i nostri orari, le nostre attività, le nostre iniziative devono essere come le farebbe S. Paolo adesso, come se vivesse oggi. Ieri, tornando da Bari, guardavamo i punti dove si era fermato San Paolo che veniva prigioniero a Roma: il foro, lungo la strada oltre Cisterna e che chiamano la « Fettuccia »; poi più avanti le Tre Taverne: due soste dove egli già aveva incontrato dei cristiani che venivano a ricercarlo da Roma. Ma se San Paolo fosse venuto adesso, non avrebbe fatto il cammino così, non è vero? Avrebbe preso un aereo per arrivare più presto e predicare più a lungo, aver più tempo, per quanto stava da lui.  [Pr A 34]

0 Imitare meglio le virtù di San Paolo. Egli fu il vero Homo Dei: un uomo in modo eccezionale colmato di grazia, un uomo cui particolarmente sono affidate le cose di Dio, un uomo in modo speciale obbligato a Dio, un uomo che poté dire: « la sua grazia in me non fu vana »: egli, cantore di Dio, banditore della grazia di Dio, promotore del culto di Dio, propugnatore delle leggi di Dio, segregato da Dio, prigioniero di Cristo, vivente in Cristo.[CISP 602]

 

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