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Premessa Generale

Indico con la parola "Pannello" ogni unità della mostra, qualche volta posso anche chiamarlo "quadro", preferibilmente userò il termine "pannello". Ogni pannello è titolato, il titolo si riferisce al tema che il pannello illustra. In ogni pannello distinguo l'icona, cioè l'immagine rappresentata sul pannello, e la didascalia, lo scritto impresso sul pannello. Notare come ogni pannello è diviso in parti eguali: ½ all'icona e ½ alla didascalia. Segno che la comunicazione artistica è affidata in parti eguali sia all'immagine che allo scritto. Sarà commentata sia l'una che l'altra. Nella didascalia non sempre il testo citato è completamente riportato. È piuttosto una sintesi. Si tratta di un invito ad andare a leggere tutto il testo per capirne di più. Simbolicamente è un invito a leggere tutta la S. Scrittura. Fanno eccezione il primo pannello e l'ottavo. Verificheremo la differenza al momento opportuno. L'omino "San Paolo" che sta in basso ad ogni pannello della mostra è importante. È un omino che si muove, cammina di quadro in quadro. Il cammino, qualunque esso sia, è movimento che racconta una storia. In questo caso è la storia di un uomo già adulto. È la Storia dell'ebreo zelante Saulo che divenne l'apostolo Paolo. L'altra parte della storia, quella del bimbo Saulo che nasce a Tarso, che impara il mestiere paterno, che studia la Scrittura non si intende raccontarla, perciò sui pannelli la storia inizia con l'omino adulto. Quello che accadde prima a quest'omino non interessa alla mostra. Sarà magari ripresa lungo il cammino da fare come ricordo, ma non come oggetto storico che la mostra intenda manifestamente illustrare. L'omino in cammino racconta la storia di Paolo che parte dalla via di Damasco e giunge fino a Roma, esattamente fino all'Abbazia delle Tre Fontane, fuori le porte di Roma. Oggi zona EUR.


1° Pannello: San Paolo
Lettura della didascalia: Rm 1,1-6

 

Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio, riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costitutito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezioen dai morti, Gesù Cristo, nostro Signore.
Per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia dell'apostolato
.

L'icona di apertura a differenza delle successive è a tutto campo: il personaggio rappresentato è alto il doppio, non ha nessun cenno di movimento, è statuario. Ciò che è senza movimento, statuario, rimane sempre identico a sé stesso. Infatti, questa prima icona presenta l'identità di San Paolo. Come se dicesse: questo è San Paolo e s'intende parlare di lui. L'alone intorno alla testa dice che egli è santo, il bastone da viaggio dice che è un viaggiatore e i piedi sulla strada lo confermano, i rotoli della Scrittura tra le braccia dicono il motivo del suo viaggiare: annunciare la Parola di Dio. Questa icona si ispira all'iconografia bizantina: essa non rappresenta San Paolo con la spada tra le mani, come l'iconografia latina, ma con il rotolo della Scrittura tra le braccia o tra le mani. È, infatti, la parola di Dio che è una spada a due tagli.

La didascalia è costituita dai primi sei versetti della lettera ai Romani. Questa lettera fu scritta a Corinto verso il 55, quando San Paolo  alla fine della sua vita e dopo 20 anni dall'esperienza di Damasco. È quindi uno scritto della maturità di Paolo, questi guarda indietro, guarda al suo passato di missionario e si descrive in questa didascalia e in essa si riconosce.

Commento al testo

* Paolo, servo di Gesù Cristo. Servo nel senso dei carmi del servo sofferente di Isaia. Certo servo! Ma servo anche come un titolo di prestigio portato con dignità.
* Apostolo per vocazione. Cioè non mi sono arrogato il titolo di Apostolo, ma sono stato vocato ad essere Apostolo, sono stato prescelto per annunziare il vangelo. La vocazione è servizio ma è anche elezione. Paolo sta dicendo: Dio mi ha eletto: Dio mi ha prescelto per annunciare il Vangelo.
* Il Vangelo, che riguarda il Figlio suo (di Dio), nato da Davide secondo la carne, costituito Signore mediante l'invio dello Spirito Santo che lo ha fatto risorgere dai morti. È sia il Vangelo che il Credo di San Paolo. Da notare il carattere Trinitario del Vangelo.
* Grazia: significa un'esperienza precisa di San Paolo. Essa più che dottrina per San Paolo è l'esperienza che così possiamo riassumere così: "Io sulla via di Damasco perseguitavo i cristiani e dunque anche Cristo; e Lui, il Cristo, invece di punirmi, mi ha costituito Apostolo. Pertanto sono apostolo non per merito personale ma per sua Grazia. Grazia e Vangelo sono la stessa cosa perché sono la persona di Cristo.

1° Corollario

Tutto questo discorso può essere messo sotto una solo Parola: autopresentazione di Paolo ai Romani. Si tratta di San Paolo che esibisce le sue credenziali di Apostolo, di San Paolo che mostra la sua tessera d'identità: "Io sono quello che dico di essere".

2° Corollario

In questo testo è molto importante quello che non c'è, quello che manca. Manca che egli è di Tarso, manca il nome dei suoi genitori, manca qualsiasi vincolo di parentela e di amicizia. Evidentemente per Paolo i vincoli di terra e di sangue non contano più nulla. Conta solo essere "servo di Cristo".

2° Pannello: Paolo incontra Cristo verso Damasco
Lettura della didascalia Atti 9, 3-6

Mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". Rispose: "Chi sei, o Signore?". E la voce: "Io sono Gesù, che tu perseguiti! Alzati, entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare".

L'icona ritrae fedelmente il racconto degli Atti: siamo sulla via di Damasco, si vedono già le mura e la porta della città. Nel cielo appare una forte luce che abbatte san Paolo. Non c'è nessun cavallo perché gli Atti non dicono che San Paolo andasse a cavallo. Ci sono due accompagnatori che si interrogano reciprocamente sull'accaduto: hanno visto la luce ma non hanno udito la voce, quindi non possono aver capito la portata dell'evento che vivono.
La didascalia è semplice nel suo racconto ma è difficile dargli un giusto significato teologico. La problematica nasce intorno alla domanda: si tratta proprio di conversione?
La conversione ha almeno tre sensi.

  1. Passare da peccatore incallito a cristiano praticante. Classico è l'esempio della conversione di S. Agostino che si fa battezzare da S. Ambrogio a Milano, quando aveva circa 30 anni, e in più aveva una convivente e un figlio. Oppure come quella dell'Innominato nei Promessi Sposi. Non è certo in tal senso che si può parlare della conversione di San Paolo.

  2. Cambiare bandiera, come chi cambia partito politico per avere sempre il vento in poppa. San Paolo non è certamente una bandieruola in cerca del vento più propizio. Allora che significato ha la sua vocazione?

  3. La "conversione" di San Paolo ha piuttosto il senso della rivelazione personale. Sulla via di Damasco avviene una Teofania: Gesù Risorto si rivela a San Paolo. Allora Damasco non è tanto una conversione (anche questo) ma è soprattutto una "Rivelazione". Anche se San Paolo vedeva bene nel senso fisico del termine, in quanto a fede in Cristo era cieco. Il Signore che gli appare e lo acceca gli rivela così quale è la sua vera condizione nei riguardi della fede cristiana.

Ci sono molti ciechi nei riguardi del mistero cristiano che tuttavia ne parlano come se avessero la vista acuta della fede. Essi sono falsi apostoli o super-apostoli.

3° Pannello: Paolo recupera la vista
Lettura della didascalia Atti 22, 12-15

Un certo Anania venne e mi disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell'istante io guardai verso di lui e riebbi la vista. Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ascoltare una parola dalla sua stessa bocca. Tu renderai testimoniaza di quanto hai visto e udito davanti a tutti gli uomini.

L'icona mostra Paolo in ginocchio con le mani aperte nell'atteggiamento dell'orante. Anania è in piedi e impone le mani su San Paolo e lo battezza, subito cadono delle squame dai suoi occhi ed egli riacquista la vista. Sullo sfondo, lontano, e senza la densità del primo piano c'è il candelabro a sette bracci, il simbolo religioso dell'ebraismo. Un simbolo che si allontana ma senza scomparire. Con San Paolo la novità del battesimo cristiano emerge ma non annulla l'Antico Testamento.
La didascalia menziona una triplice situazione di Paolo:

  1. La situazione di Paolo vedente fisicamente ma cieco nella fede in Cristo. È Paolo persecutore.

  2. La situazione di San Paolo che vede sia fisicamente e sia nella fede per la rivelazione di Cristo. È Paolo Battezzato.

  3. La situazione di Paolo testimone di quanto ha visto. È Paolo Apostolo.

La prima immagine del trittico didascalico descrive la cecità di San Paolo: egli, che perseguita i cristiani, è un Paolo cieco, perché non riesce a vedere Cristo per quello che è, vero Dio. In quanto a fede in Cristo, Paolo è cieco e la cecità fisica dice la verità della sua situazione religiosa.

La seconda immagine del trittico didascalico descrive San Paolo vedente è il Paolo battezzato, che ha ricevuto Grazia da Dio. Chi è cieco finisce in un fosso, Dio non lascia Paolo sulla sua strada oscurantista ma gli fa grazia e gli dona la visione di Damasco, allora San Paolo conosce -vede- Gesù per quello che è: il Risorto.
La terza immagine del trittico didascalico dice la finalità per cui Dio appare a Paolo: "Renderai testimonianza di quanto hai visto: testimonierai il Risorto".

Unità tematica: Il vedere fisico non basta, la sola vista può ingannare, oltre il vedere fisico necessita il vedere nella fede e il testimoniare quanto si è visto.

4° Pannello: Paolo eletto per annunziare il Vangelo
Lettura della didascalia Atti 13,1-3

C'erano nella comunità di Antiochia profeti e dottori. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore digiunando, lo Spirito Santo disse: "Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati". Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li lasciarono partire.

L'icona mostra in primo piano una tavola coperta da un panno color cielo con sopra il rotolo della Scrittura e la Lucciola accesa, simbolo di fede viva. Attorno al tavolo cinque persone, tutti uomini. Tre sono in piedi e impongono le mani a due persone in ginocchio  con le mani aperte, segno di preghiera. Più in alto, a destra, una colomba, segno dell'effusione dello Spirito Santo.
L'icona dice che c'è una comunità riunita intorno alla Parola con fede e che sta celebrando un'azione liturgica durante la quale si manifesta lo Spirito Santo per l'influsso del quale vengono consacrati con l'imposizione  delle mani dei presenti i due uomini in ginocchio.

La didascalia informa che l'elezione di Barnaba e Paolo avviene nella Chiesa di Antiochia. Dovremmo pronunciare il nome di questa comunità con profondo rispetto. Subito dopo Gerusalemme, è la Chiesa di Antiochia che appare nella storia del cristianesimo, chiesa vivacemente cristiana. Il fatto raccontato dall'icona giunge alla fine di un'esperienza apostolica durata un anno. Bisogna richiamarla per capirla. La persecuzione di Erode ha fatto fuggire i primissimi cristiani da Gerusalemme, che si rifugiarono ad Antiochia. Avviene un trapianto di Cristo vitale. La Chiesa che è fuggita da Gerusalemme attecchisce e prende subito vigore ad Antiochia. Gli Apostoli che sono ancora in Gerusalemme, conosciuta l'esistenza di questa comunità mandano Barnaba in missione ad Antiochia per valutare l'evento.
L'interrogativo che s'impone è questo:  infatuazione o vera fede?
Barnaba, giunto ad Antiochia capisce la buona qualità di fede che pervade questa comunità e comprende che essa ha bisogno di catechesi. Allora va a Tarso, chiama Paolo e lo invita ad andare ad Antiochia per catechizzare i cristiani. Paolo, senza indugio, va con Barnaba ad Antiochia. Dopo un anno di evangelizzazione i fedeli di Antiochia sono nominati cristiani. È l'elogio più bello sia per questa prima comunità cristiana, dopo Gerusalemme, e sia per Barnaba e Paolo che hanno profuso le loro forze e le loro intelligenze per evangelizzare. Antiochia è dunque una comunità che è maturata nella fede ed è cresciuta nelle adesioni. In questa comunità ci sono profeti e dottori, c'è un Niger "negro", c'è persino l'amministratore di Erode ed altre eminenti personalità e tutti costoro stanno pregando liturgicamente. Mentre stanno celebrano si manifesta lo Spirito Santo che consacra Barnaba e Paolo per la missione.
L'effusione dello Spirito Santo non è mai frutto di magia, di ipnosi, di autosuggestione. Ma avviene sempre in un contesto di maturità di fede e di liturgia calda, viva, partecipata. È sempre in questa situazione di intensa preghiera che avviene l'effusione dello Spirito Santo.

5° Pannello: Primo viaggio missionario
Lettura della didascalia Atti 13,4-44

 

Paolo e Barnaba, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selèucia e di qui salparono verso Cipro. ginti a Salamina cominciarono ad annunziare la Parola di Dio. Arrivarono ad Antiochia di Pisidia. IL sabato entrati nella sinagoga, dopo la lettura, Paolo si alzò e parlò loro. Il sabato seguente si radunò quasi tutta la città per ascoltare la parola del Signore.



L'icona pone in primo piano Barnaba con il bastone e Paolo con i rotoli dell'Antico Testamento, cioè della parola di Dio, tra le mani. Dal movimento delle vesti si capisce che sono in cammino.
C'è un lembo di mare e in esso si intravede un pezzo di nave a vela. Si tratta dello sbarco di Barnaba e paolo sull'Isola di Cipro. Sono sul lastricato della strada, sono in movimento, sono in missione.
Occhio ai piedi! Isaia: "Come sono belli i piedi di chi annuncia la pace". Si tratta del primo viaggio missionario di San Paolo fatto con Barnaba e il nipote Marco, che poi si dividerà da loro. Questo viaggio, percorso senza uscire dall'Asia minore, sarà vivacizzato dalla figura del mago Elimas e da altri episodi di persecuzione e di esaltazione.
Paolo e Barnaba vengono presi per Zeus ed Ermes: due Dei. Dovranno faticare per far capire che sono due uomini. Ma l'elemento Spirituale che è posto in risalto e che è sotteso sempre negli sviluppi seguenti sono i diversi rotoli della Scrittura tra le mani di San Paolo.


La didascalia è una scrittura simbolica. È stato osservato come l'opera di San Luca, "Vangeli più Atti", sia la narrazione di un viaggio simbolico della Parola di Dio. Essa parte da Nazaret (Incarnazione) e giunge fino a Gerusalemme (mistero pasquale).

Questo primo viaggio la Parola di Dio la fa sulla Bocca di Gesù. Con l'ascensione di Gesù al cielo la Parola di Dio riparte da Gerusalemme per giungere fino a Roma. Il viaggio questa volta ha come mezzo di trasporto l'apostolo Paolo.
La didascalia informa che la Parola di Dio è ormai partita decisamente per giungere a Roma capitale del mondo riconosciuta in quel tempo. La didascalia mette in risalto questo deciso inizio del viaggio fino a Roma della Parola di Dio.
È la missione vista in modo apologetico: il trionfo della Parola di Dio che tocca i cuori e dona figli alla Chiesa.

6° Pannello: II viaggio missionario
Paolo e Sila in carcere

Lettura della didascalia Atti 16,16-40

 

Per avere scacciato da una giovane uno spirito cattivo, la gente insorse contro Paolo e Sila. Dopo averli bastonati li misero in carcere. Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio. D'improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti.


L'icona visualizza Paolo e Sila a Filippi in preghiera: le mani aperte sono il segno  dell'orante. La finestra è sbarrata da un'inferriata perché è una cella. La luna nel cielo dice che è notte inoltrata.
Per Terra ci sono i ceppi aperti che incatenavano Paolo e Sila. Ora liberi di muoversi. Ma essi restano in cella anche se la porta si è aperta insieme con i ceppi che si sono allentati.
Il senso dell'icona che s'intuisce è quello della "persecuzione". Se il primo viaggio missionario ha descritto l'inizio della marcia trionfale della Parola di Dio verso Roma.
Questa icona intende descrivere l'altra faccia della medaglia: la persecuzione che la predicazione deve sempre affrontare.


La didascalia rende più comprensibile il senso dell'icona. Il secondo viaggio missionario di San Paolo e Sila è molto più lungo del primo e anche più ricco di eventi. In questo secondo viaggio ci sono da segnalare almeno la divisione tra Barnaba e Paolo a motivo di Marco, avviene l'elezione di Timoteo, pupillo di Paolo.
A Troade San Paolo ha la visione del macedone che gli chiede di passare in Grecia e San Paolo e Sila s'imbarcano – Troade è sul mare ed ha un porto - e dopo una breve navigazione giungono in Macedonia, a Filippi.
Il primo viaggio missionario non è entrato in terra ellenista. Il secondo viaggio, con questo sbarco, entra decisamente in terra pagana, greca: siamo, infatti, in Macedonia. E proprio qui, a Filippi, avviene l'episodio illustrato nel Quadro. C'era una schiava invasa da uno Spirito di Pitone, che si esprimeva con divinazioni, per cui ella riceveva offerte che passavano al padrone. San Paolo la libera dallo spirito maligno la schiava, per cui ella sta bene personalmente, ma non profferisce più oracoli divinatori né riceve offerte. Il padrone pertanto subisce un danno ed organizza la persecuzione che portano all'incarcerazione dei due missionari.
Durante la notte essi pregano e vengono liberati dal terremoto. Il carceriere credendo i prigionieri fuggiti tenta di uccidersi. Paolo lo ferma. Il carceriere organizza una cena, riceve il battesimo con i familiari. Così inizia la fede in occidente.
Predicare significa mettere in conto oltre al trionfo della Parola anche la persecuzione degli evangelizzatori.

7° Pannello: Paolo e Sila a Tessalonica
Lettura della didascalia Atti 17,1-4

Giunsero a Tessalonica, dove c'era una sinagoga dei Giudei. Come era sua consuetudine Paolo vi andò e per tre sabati discusse con loro sulla base delle Scritture, spiegandole e dimostrando che il Cristo doveva morire e risuchitare dai morti; il Cristo, diceva, è quel Gesù che io vi annunzio. Alcuni di loro furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un buon numero di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà.
L'icona si riferisce ancora al secondo viaggio missionario di Paolo e Sila. Siamo in Grecia. I Missionari sono partiti da Filippi a causa della guarigione dell'indemoniata schiava che procurava con i suoi oracoli guadagni al Padrone.
E sono giunti  a Tessalonica. In questa famosa città greca c'era una Sinagoga. Luogo di preghiera ebraica fuori di Gerusalemme. Paolo e Sila sono entrati nella Sinagoga. Lo dicono le tre colonne sullo sfondo e il disegno classico di pavimento sinagogale.
Sempre qui al Sabato si commenta la Sacra Scrittura: il Maestro parla restando in piedi e i discepoli ascoltano seduti per terra. Voi vedete Paolo e Sila in piedi e per terra gli uditori.
Proprio come l'episodio evangelico di Marta e Maria. La novità sta nella presenza delle donne. È una novità forte. Per l'ebraismo la distinzione uomo-donna è radicale. Nel Tempio di Gerusalemme c'è il cortile delle donne che restano divise dagli uomini.
Per il cristiano non è così. San Paolo dirà che non c'è più né uomo né donna, né schiavo né libero, né giudeo né greco: c'è l'uomo nuovo in Cristo. Questa verità del cristiano comincia a farsi strada a Tessalonica.
Torniamo all'icona: San Paolo ha il rotolo della Sacra Scrittura in mano. Egli sta parlando a persone di fede ebraica e qui l'argomento di autorità è la Sacra Scrittura. San Paolo legge nella Sacra Scrittura tutte le promesse di Dio, realizzate nella persona di Gesù. Dimostra cioè con la Sacra Scrittura che Gesù è il Messia promesso, il Salvatore.
La didascalia aggiunge che Paolo e Sila per tre sabati entrarono per evangelizzare gli ebrei tessalonicesi. E conferma quanto dicevo già prima, che San Paolo evangelizza sulla base della Sacra Scrittura:
"Il Cristo è quel Gesù che io vi annuncio!", proclama San Paolo.
Il Cristo significa l'Unto, il consacrato da Dio, Cristo è parola greca che traduce l'ebraico "Messia". In sintesi: San Paolo legge nell'Antico Testamento tutti i passi che si riferiscono al Messia e poi dice – Vedete! Queste promesse che Dio ha fatto ai nostri padri, Gesù Cristo con la sua vita le ha realizzate. Dunque Gesù è il Messia, è il Cristo, è l'Unto da Dio venuto a salvarci.Nella Sinagoga alcuni (ebrei) furono convinti mentre un buon numero di greci e di donne aderirono. Gli ebrei fanno fatica ad entrare nel mistero di Cristo, mentre i pagani si aprono più facilmente. Qui San Paolo comincia a comprendere, più chiaramente, che la sua Missione apostolica dovrà indirizzarsi ai pagani. Missione che lo porterà fino a Roma. Durante questo viaggio molte donne lo aiuteranno. Le prime le troviamo a Tessalonica. 

8° Pannello: III viaggio - Paolo celebra l'Eucaristia
Lettura della didascalia Atti 20,7-20

A Troade la domenica ci si era riuniti con Sostene, Tito, Aquila e Priscilla a spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poiché doveva partire il giorno dopo, prolungò la conversazione fino a mezzanotte. Poi spezzò il pane e ne mangiò e dopo aver parlato ancora molto fino all'alba, partì.

L'icona illustra il terzo viaggio missionario di San Paolo. È il giorno del Signore e San Paolo, Sostene, Tito, Aquila e Priscilla si sono riuniti per lo spezzare il pane. Si riconoscono cinque uomini, un ragazzo senza barba e una donna, Priscilla. Nell'icona San Paolo è al centro e presiede la liturgia eucaristica.
Siamo in una casa domestica di un cristiano che possiede una casa abbastanza grande da accogliere la comunità. La chiesa, come luogo liturgico, non è ancora nata ai tempi di Paolo.
In primissimo piano la tavola che già accenna a diventare altare. Infatti, il sostegno della tavola imbandita è una chiara composizione di pietre. L'altare è il simbolo della pietra angolare che è Cristo. Al centro dell'altare ci sono la Sacra Scrittura e le offerte: cioè il pane, ancora da spezzare, e il vino.
Le mani sono in segno di invocazione. Siamo cioè all'epliclesi, il momento che precede la consacrazione.

La didascalia integra altri elementi necessari per comprendere il terzo viaggio missionario. Esso è importante per la fondazione della Chiesa in Grecia e per la colletta, che San Paolo ha voluto dai pagani-cristiani a favore dei Santi di Gerusalemme.

La celebrazione eucaristica è importante perché evangelizzare significa impiantare la Chiesa. E la Chiesa risulta impiantata quando celebra l'eucaristia. Il fatto che la chiesa, nata dall'evangelizzatore Paolo, stia celebrando l'eucaristia significa che San Paolo ha portato a termine la sua missione tra i greci.

La colletta è importante perché se la Chiesa matrice di Gerusalemme accetta l'offerta dei Pagani-cristiani avviene uno scambio tra tutte e due le Chiese: Gerusalemme dona la Salvezza Spirituale, che viene dagli Ebrei (= Cristo di discendenza davidica); mentre la Chiesa-cristiana pagana dona i propri beni materiali. C'è quindi comunione di beni tra le diverse Chiese. La comunione dei beni (materiali e Spirituali) nella Chiesa è ancora espressa magnificamente nell'eucaristia: "Il pane e il vino (beni materiali), la Parola di Dio (bene Spirituale).
Con l'Icona della celebrazione Eucaristica l'artista vuole sottolineare che San Paolo ha avuto successo anche nella missione universale della Chiesa poiché avviene la comunione anche tra le diverse chiese particolari. Infatti, San Paolo sta ormai pensando di lasciare le chiese che ha fondato per recarsi a Roma e in Spagna. San Paolo è fondamentalmente evangelizzatore. Non è catechista, non è Pastore, se mai è "il Sapiente" della fede in Cristo. Per Lui, quando una Chiesa particolare celebra l'eucaristia è una Chiesa adulta, che può e deve camminare senza la guida del fondatore.

Particolare: durante la celebrazione che è durata tutta la notte, in un'antica casa romana a più piani, affacciati sull'atrio, un ragazzo di nome Eutico (Fortunato) si è addormentato, è caduto ed è morto. San Paolo lo risuscita coprendolo con il suo corpo. Nell'icona è il ragazzo che si intravede dietro il concelebrante di destra. È riconoscibile perché è senza barba. Successivamente riprende la celebrazione eucaristica, fino al mattino seguente. L'indomani  parte per Gerusalemme.

Breve introduzione sugli ultimi tre pannelli
Abbiamo concluso la storia di San Paolo missionario e stiamo iniziando la storia di San Paolo martire. Gli ultimi 3 pannelli sono la ministoria del martirio di San Paolo. Tra il 9° e il 10° pannello c'è tutto il viaggio da Gerusalemme a Roma di San Paolo. Viaggio fatto in catene e non raccontato dalla mostra. Ma che è opportuno richiamare per motivo di coesione storica.
Dopo aver spezzato il pane, San Paolo è partito da Troade ed è giunto a Gerusalemme, qui si reca nel Tempio e qui è riconosciuto come traditore della fede di Mosè. È subito fatto oggetto di un linciaggio sommario, è salvato da un centurione romano, che è costretto a indire un processo legale. Processo lungo, processo che, per l'insidie dei fratelli ebrei, si rivela pericoloso.
Allora Paolo si appella a Roma. Esercita così il suo diritto di cittadino romano. Essendo sottoposto a giudizio, è inviato a Roma in catene e qui giunto viene incarcerato in una forma molto blanda: può prendere in affitto una casa e restare nella sua casa legato e con un soldato alla porta.  È agli arresti domiciliari.
La Chiesa di San Paolo alla Regola è stata costruita proprio sulla casa dove Paolo restò prigioniero. Egli non poteva uscire ma poteva ricevere. Infatti i cristiani di Roma andavano da Lui per ascoltare il "suo Vangelo".
Titolerei questi ultimi tre pannelli con queste parole: "Breve storia del martirio di Paolo".

9° Pannello: Paolo scrive dal carcere
Lettura della didascalia 2Tim 2,8-9

 

Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo, a causa del quale io soffro fino a portare le catene come un malfattore; ma la prola di Dio non è incatenata.


Nell'icona è da notare l'inferriata alla finestra e le catene ai piedi di San Paolo per dire che il luogo è una prigione; sono da notare i rotoli della Parola di Dio sulla panca accanto a San Paolo, il papiro e lo stilo per scrivere. Questi dettagli intendono dire che la prigione di Paolo, pur essendo vera prigione, lo è in modo blando. Non è una prigione severa. San Paolo può studiare, può scrivere e ricevere chi vuole.
L'icona lascia intendere che sta scrivendo: Paolo ha il papiro sulle ginocchia e lo stilo in mano. Accanto, però e in primo piano, ben visibile c'è il bastone da viaggio: l'identità di San Paolo, anche se in carcere, rimane sempre quello del missionario.



La didascalia ci comunica che San Paolo sta scrivendo al suo fedele discepolo Timoteo e il tono è quello del testamento spirituale: "Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio Vangelo".
Sulla via di Damasco, all'inizio della sua vocazione, a San Paolo appare il Risorto e il Risorto resterà il faro unico della sua esistenza, il principio primo ed assoluto di ogni suo pensiero. Ora, alla fine della sua vita, San Paolo, lo richiama a Timoteo per trasmettergli la sua eredità, la sua ricchezza: il suo vangelo.
Essere servo del Signore Gesù comporta tra l'altro anche l'umiliazione delle catene, e tuttavia le catene fanno volare di bocca in bocca il Vangelo: Io sono incatenato ma la Parola di Dio vola libera. I soldati romani che facevano la guardia a Paolo ascoltavano il Vangelo e lo raccontavano per cui soldati romani diventavano cristiani. È il caso di San Sebastiano.
L'enfasi di Paolo, la sua dottrina, la sua testimonianza rendevano credibile il suo Vangelo, per cui la casa-prigione di Paolo era luogo di un continuo pellegrinaggio.
E San Paolo può dire in tutta verità a Timoteo: Io sono in catene, non la parola di Dio! Essa corre libera di bocca in bocca. Infine esorta Timoteo, il suo discepolo di ieri e di oggi, a ricordare, cioè a tenere desta la fede di Gesù Cristo, morto e risorto, per la salvezza di tutti.

10° Pannello: Paolo in preghiera a Roma
Introduzione

Titolerei questa scena "Come Paolo vede il proprio martirio". San Paolo non può vedere se stesso morto, ma qui ha chiara coscienza di essere stato condannato a morte. Sarà decapitato all'alba. Poche ore lo dividono dal suo martirio.

  • Quali sono i pensieri di Paolo durante l'ultima notte della sua vita?

Lettura della didascalia 2Tim 4,6-8

Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciolgiere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno.
L'icona con la sua didascalia rispondono a questa precisa domanda. L'icona rappresenta l'angusta cella dei condannati a morte, che si trova tuttora alle "Tre Fontane", presso Roma.
Nella cella non c'è nulla: assolutamente nulla: né uno scanno, né un tavolo, né la S. Scrittura. Il condannato veniva portato in questa cella la sera prima della sua morte. Aveva quindi solo poche ore di vita e pertanto non aveva bisogno di nulla. E qui San Paolo venne portato la sera precedente al suo martirio. È una cella piccola con una finestra sbarrata da un'inferriata proprio come l'icona.
A differenza della casa di San Paolo alla "Regula" qui il prigioniero non è incatenato. Non c'è sia perché fuori la porta c'è la scorta militare e sia per dire con la legge romana "sei condannato, sei dunque già morto perciò non c'è bisogno di catene". Siamo di fronte alla forza del diritto romano e San Paolo lo sa. Anche se ancora vivo, in questa cella egli sa di essere socialmente morto. Questo dice l'icona della cella dei condannati a morte.

La didascalia aiuta a comprendere che cosa pensi San Paolo del suo martirio. Egli, infatti, dice:

* Il mio sangue sta per essere versato in libagione.
È il linguaggio  del Sacrificio rituale di una vittima "Agnello pasquale" o è il linguaggio dell'ultima cena di Gesù. È il linguaggio liturgico. Paolo pensa e sa che tutta la sua vita è stata un atto liturgico che ora è giunto al compimento. Letteralmente dice: sto per essere mangiato (libagione) come si mangia la vittima sacrificale dell'Antico Testamento e come si mangia l'Agnello Pasquale.

* Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. È la motivazione

* per cui tutta la vita di San Paolo è stata un atto liturgico unico! Ho conservato la fede, lottando, per giungere alla fine della corsa. Da Damasco alle Tre Fontane non ci sono tanti atti staccati gli uni dagli altri, ma è un unico atto liturgico.

* Ora non mi resta che attendere la Corona di giustizia che il Signore mi concederà! In queste parole riemerge l'esperienza di Paolo sulla via di Damasco: là si rivela a lui il Signore Risorto e cioè con i segni della passione e circonfuso di gloria. Là egli ha compreso che il Padre ha risuscitato Cristo accreditandolo come Dio e Signore. Cristo non è un reo ma è il santo di Dio. San Paolo vede cioè il proprio martirio come partecipazione sia alla Passione che alla Gloria di Gesù Cristo.
Egli pensa probabilmente in questi termini: "…sono socialmente un condannato a morte! Anche Gesù fu condannato a morte e morì! Sono Paolo, che affronta la morte, ma che attende anche la corona di gloria, che il Signore che incontrai sulla via di Damasco mi concederà".
Paolo vide il Risorto glorioso con i Segni della Passione sulla via di Damasco. Nella cella dei condannati a morte alle Tre Fontane è ancora il Signore che gli appare come a Damasco. Ed è sempre il Signore che dà senso alla frase apparentemente più inaudita che san Paolo abbia detto: "Per me vivere è Cristo e morire un guadagno"

11° Pannello: Il Martirio di San Paolo a Roma
Lettura della didascalia Rm 8,35-39

Chi ci separerà all'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui

che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
Titolerei questo pannello "Come l'artista di questa mostra vede il martirio di Paolo". Infatti questa icona interrompe la tradizionale rappresentazione del martirio di San Paolo e la ripropone in modo originale. Forse la più antica rappresentazione artistica del martirio è alle Tre Fontane. È un dipinto in cui si mostra il corpo di San Paolo appoggiato ad una piccola colonna e la sua testa, già staccata, che compie tre balzi. Ad ogni balzo spunta una sorgente d'acqua.
L'icona mostra invece una piccola montagna rocciosa, arida, sulla cui cima starebbe la testa di San Paolo, se non fosse stata staccata dal tronco. L'effusione del sangue è appena accennata: quanto basta per far cadere due gocce di sangue sulla roccia-terra e sul rotolo della scrittura.
Benché siamo in cima ad una montagna arida, stranamente, sono nati due virgulti: uno è in basso l'altro è proprio in cima alla montagna. Vi sono anche tre piante di cactus, naturalmente strane anche loro perché non fioriscono mai in cima ad una montagna ma lungo aree desertiche.
Ed ecco che cosa vuol dire l'artista:

* San Paolo muore abbracciato alla roccia che è Cristo.
* San Paolo muore in cima alla montagna, cioè ha portato a termine la sua missione.
* San Paolo muore con tra le mani il rotolo della Scrittura, cioè ha conservato la fede fino alla morte.
* Il sangue di San Paolo cadendo a terra feconda il suolo più arido e roccioso: infatti vi sono due ramoscelli e tre cactus. Il sangue dei martiri è seme di cristiani.
* Per ultimo la spada, in basso per terra, per stabilire una continuità con il testo che leggiamo sotto la spada, e in cui è citata la spada.

La didascalia non la commento!
È una testimonianza dell'altezza mistica cui è giunto San Paolo. Ed io non credo opportuno commentare l'esperienza mistica cristiana di San Paolo o di qualsiasi altro santo. Essa è un dono del testimone della fede e va semplicemente accolta o rifiutata. Ma, se accolta, esalta la preghiera del credente.

12° Pannello: La Famiglia Paolina - Paolo vivo oggi
Lettura della didascalia

«Siate miei imitatori come io lo sono di Cristo» (1Cor 4,16).
La figura di san Paolo ha ispirato molti lungo la storia. Come don Giacomo Alberione, vissuto dal 1884 al 1971, fondatore della Famiglia Paolina (10 Istituti), diffusa in tutto il mondo, che scrisse ai suoi: "Tutti devono considerare solo come padre fondatore san Paolo Apostolo. Per lui è nata la Famiglia Paolina e da Lui ha preso lo spirito".


L'icona ha una composizione diversa dalle altre. Essa è dominata non dalla figura di Paolo ma da quella del Signore Risorto e prende la quasi totalità del Pannello. Riconosciamo che è il Risorto perché ha i segni della Passione, perché vestito di bianco, per la speciale aureola che ha sulla testa.
Sotto cinque uomini: uno è San Paolo. Lo si riconosce dal volto, dal vestito, soprattutto perché ha l'aureola dei santi. Gli altri uomini non hanno l'aureola ma sono in atteggiamento di pensoso ascolto: sono i discepoli di Paolo sia i suoi contemporanei che quelli che verranno dopo la sua morte. Questo motivo è accennato dalla prua di una nave per il resto nascosta. La nave è figura della Chiesa.
L'icona dice: nella Chiesa lungo la storia l'imitazione di Paolo, ossia il discepolato di Paolo non è mai mancato.

La didascalia precisa: «Siate miei imitatori come io lo sono di Cristo!».
È il Signore, che apparve a San Paolo sulla via di Damasco e che è diventato l'Assoluto per Paolo, ad essere il fine ultimo dell'imitazione, cui esorta Paolo. L'imitazione di San Paolo è andata ben oltre la vita di San Paolo ed è viva ancora oggi: il Beato Don Alberione è solo l'ultimo esempio più rappresentativo del fenomeno imitazione di San Paolo.
Per la verità il fenomeno ha un nome ben preciso: è chiamato paolinismo. Paolo, con la sua forte personalità di maestro di dottrina e con l'impulso da lui dato alla missione cristiana, segna la storia del Cristianesimo. Colgo qualche stella dal cielo storico del paolinismo. Iniziarono i Santi Padri a raccogliere la ricchezza della sua dottrina, ricordiamo:

* Ireneo di Lione che rilancia la dottrina paolina del "Ricapitolare tutto in Cristo".
* Teodoro di Mopsuestia che commenta le lettere di San Paolo.
* Giovanni Crisostomo scrive sette Panegirici su Paolo.

Nel Medioevo

* Il venerabile Beda "Raccoglie tutti i commentari dei Padri su S. Paolo".  Una sorte di opera omnia di quanto i Padri hanno scritto su San Paolo.
* San Tommaso – "commentò tutto l'epistolario Paolino".

Epoca Moderna

* Martin Lutero –"Commenta la lettera ai Romani".

XX secolo

* K. Barth –" Commenta lettera ai Romani".
* Il Beato don Giacomo Alberione fonda la Famiglia Paolina: un albero con dieci rami con la missione di essere San Paolo vivo oggi.

L'arte e la letteratura sono ricche di contenuti paolini.
La Liturgia della Parola si nutre delle lettere di San Paolo e celebra due feste: a) La conversione e; b) il martirio di San Paolo.
La Pietà popolare è ricca di preghiere e coroncine a San Paolo.
Non esiste un Concilio che non abbia citato San Paolo.
Questa presenza di San Paolo (come sua imitazione) lungo la storia è chiamata PAOLINISMO.
Il beato Giacomo Alberione è l'ultimo testimone a livello di chiesa universale del paolinismo.
I paolini, in special modo sono chiamati ad imitare San Paolo, come lui imitò il Cristo. In tal modo si dà senso al chiodo fisso di don Alberione:
"Essere San Paolo vivo oggi!".

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