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CONQUISTATI DA PAOLO

 

Riportiamo, quasi per intero, un articolo scritto da don Eliseo Sgarbossa ssp, sulla figura e sul ruolo di San Paolo nella Famiglia Paolina e sul perchè don Alberione abbia scelto questo santo dalla statura spirituale e soprattutto apostolica senza eguali.

Stava ancora studiando in seminario, il chierico Giacomo Alberione, quando fu conquistato dall’apostolo Paolo. Lo racconta egli stesso nell’opuscolo autobiografico “Abundantes divitiæ”: “San Paolo: il santo dell’universalità. L’ammirazione e la divozione cominciarono specialmente dallo studio e dalla meditazione della Lettera ai Romani. Da allora la personalità, la santità, il cuore, l’intimità con Gesù, la sua opera nella Dogmatica e nella Morale, l’impronta lasciata nell’organizzazione della Chiesa, il suo zelo per tutti i popoli, furono soggetti di meditazione. Gli parve veramente l’Apostolo: dunque ogni apostolo ed ogni apostolato potevano prendere da Lui. A San Paolo venne consacrata la Famiglia” (AD 64).
La Famiglia Paolina esisteva allora soltanto nella mente del giovane seminarista, già consapevole della propria vocazione speciale fin dalla notte santa di fine secolo, quando “una particolare luce venne dall’Ostia santa..., gli parve di comprendere il cuore del grande Papa [Leone XIII], gli inviti della Chiesa, la missione vera del Sacerdote […], il dovere di essere gli Apostoli di oggi...” (AD 15).
In tale prospettiva il chierico Alberione orientò i suoi studi, privilegiando le ricerche storiche. E in questo percorso si incontrò con l’Apostolo. Era un primo incontro, che solo più tardi si sarebbe approfondito in una forte amicizia e in un totale coinvolgimento della vita.
Una diecina di anni dopo, nel 1914, Don Alberione fu in grado di realizzare il suo sogno apostolico, con la fondazione della “Scuola Tipografica”, primo nucleo della congregazione maschile, e nel 1915, con l’avvio del Laboratorio Femminile, prima denominazione delle Figlie di San Paolo. Sette anni ancora, e il Fondatore nel 1921 può dire: “Finalmente… vi è un numero sufficiente di persone che si sono legate come in una società di anime, di volontà, di cuori, per l’opera della stampa buona. […] Ora si deve cominciare. Perciò la Casa prende il suo vero nome: Pia Società San Paolo” (Unione Cooperatori Buona Stampa, 15 luglio 1921).

Ecco la novità: la “società di anime” consacrate per la Buona Stampa ha il nome dell’apostolo San Paolo. Ma è solo un nome convenzionale? Perché San Paolo e non altri? La spiegazione fu data in termini espliciti dallo stesso Fondatore: “Prima di mettere l’Istituto sotto la protezione di S. Paolo Apostolo si è pregato molto. Si voleva un Santo che eccellesse in santità e nello stesso tempo fosse esempio di apostolato. S. Paolo ha unito in sé la santità e l’apostolato” (Pred. SP 302). Santità e apostolato. Prego di ricordare questo binomio, che costituisce il cuore del carisma alberioniano, come vedremo fra poco.
Un’altra domanda possiamo rivolgerci: di chi fu la scelta di Paolo come patrono dell’Istitu-zione? Fu forse di Don Alberione, o gli pervenne da altri? Essa in realtà fu un dono proveniente dall’alto. “Una grande grazia ci ha fatto il Signore nel darci per Padre, Maestro, Modello, Amico, Protettore San Paolo. Egli è un miracolo di dottrina, un prodigio di zelo, un eroe in ogni virtù. Egli fu convertito per un favore straordinario, egli ha lavorato più di tutti gli altri Apostoli, egli ha illuminato il mondo con lo splendore della sua dottrina e dei suoi esempi” (Introduzione al libretto “Un mese a San Paolo”).
Dunque fin dai primi tempi Don Alberione propone l’apostolo Paolo come Padre, Maestro, Modello, Amico, Protettore per ogni Paolino. Si tratta di una convinzione che ha accompagnato il Fondatore per tutta la vita, fino a fargli scrivere, nella “storia carismatica” (Abundantes Divitiæ, 1954), le note parole testamentarie: “Questa seconda storia ha prodotto in lui una profonda persuasione, e ne fa viva preghiera: tutti devono considerare solo come padre, maestro, esemplare, fondatore San Paolo Apostolo. Lo è, infatti. Per Lui è nata, da Lui fu alimentata e cresciuta, da Lui ha preso lo spirito…” (AD 2).

Tale persuasione fu confermata in altro scritto del 1954, in cui il Primo Maestro esprime riconoscenza al Signore e ribadisce la certezza che il “vero Fondatore” è San Paolo: “La riconoscenza più viva va a Gesù, Maestro Divino, nel suo Sacramento di luce e di amore; alla Regina Apostolorum Madre nostra e di ogni apostolato; a S. Paolo Apostolo, che è il vero Fondatore dell’Istituzione. Infatti egli ne è il Padre, Maestro, esemplare, protettore. Egli si è fatta questa famiglia con un intervento così fisico e spirituale che neppure ora, a rifletterci, si può intendere bene; e tanto meno spiegare. Tutto è suo. Di Lui, il più completo interprete del Maestro Divino, che applicò il Vangelo alle nazioni e chiamò le nazioni a Cristo. Di Lui, la cui presenza nella teologia, nella morale, nell’organizzazione della Chiesa, nelle adattabilità dell’apostolato e dei suoi mezzi ai tempi è vivissima e sostanziale; e rimarrà tale sino alla fine dei secoli. Tutto mosse, tutto illuminò, tutto nutrì; ne fu la guida, l’economo, la difesa, il sostegno; ovunque la Famiglia Paolina si è stabilita. Meritava la prima Chiesa e la bella gloria che lo riproduce nel suo apostolato e nella sua paternità rispetto ai paolini. Non è avvenuto come quando si elegge un protettore per una persona, o istituzione. Non è che noi lo abbiamo eletto; è, invece, San Paolo che ha eletto noi. La Famiglia Paolina deve essere San Paolo oggi vivente, secondo la mente del Maestro Divino; operante sotto lo sguardo e con la grazia di Maria Regina Apostolorum” (San Paolo, Luglio-Agosto 1954).
Di più: a San Paolo viene ancora attribuita la triplice funzione di Padre, Maestro, Protettore e, addirittura, mediatore sacramentale: “San Paolo Apostolo è il nostro Padre, Maestro, Protettore. Egli ha fatto tutto. Questa si chiama Opera di San Paolo; il senso non è come quello inteso quando si dice: la tale persona è di Torino, cioè nacque a Torino. Il significato, invece, nel nostro caso, è quello inteso come quando si dice: il giovane tale è di Pietro, cioè è figlio di Pietro. Così S. Paolo scrive ai Corinti: “In Christo Jesu per Evangelium ego vos genui”. La vita della Famiglia Paolina viene dall’Euca-restia; ma comunicata da San Paolo” (San Paolo, Agosto-Settembre 1954).

[…] Il prossimo Anno Paolino svilupperà il tema “San Paolo oggi vivente” e questo sarà il filo conduttore delle riflessioni e dei progetti per una attualizzazione del carisma alberioniano. Ebbene, lo stesso Don Alberione, in un opuscolo del 1954, si pose la celebre domanda che fu dell’Arcivescovo tedesco Wilhelm von Ketteler verso la metà dell’Ottocento: “Se San Paolo vivesse oggi… che farebbe?”. E rispose allargando il discorso sull’intera Famiglia Paolina: “Essa si propone di rappresentare e vivere S. Paolo, oggi; pensando, zelando, pregando e santificandosi come farebbe San Paolo, se, oggi, vivesse. Egli visse i due precetti dell’amore verso Dio e verso il prossimo in una maniera così perfetta da mostrare in sé il Cristo stesso: “Vive in me Cristo” [Gal 2,20]. Egli si è fatta la Società San Paolo di cui è il fondatore. Non la Società San Paolo elesse lui, ma egli elesse noi; anzi ci generò: “sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo” [1Cor 4,15].
Se San Paolo vivesse continuerebbe ad ardere di quella duplice fiamma, di un medesimo incendio, lo zelo per Dio ed il suo Cristo, e per gli uomini d’ogni paese. E per farsi sentire salirebbe sui pulpiti più elevati e moltiplicherebbe la sua parola con i mezzi del progresso attuale: stampa, cine, radio, televisione. Non sarebbe la sua dottrina fredda ed astratta. Quando egli arrivava, non compariva per una conferenza occasionale: ma si fermava e formava: ottenere il consenso dell’intelletto, persuadere, convertire, unire a Cristo, avviare ad una vita pienamente cristiana. Non partiva che quando vi era la morale certezza della perseveranza nei suoi […]. Egli dice ai paolini: Conoscete, amate, seguite il Divino Maestro Gesù. “Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo!” [1Cor11,1]. Questo invito è generale, per tutti i fedeli e devoti suoi. Per noi vi è di più, giacché siamo figli. I figli hanno la vita dal padre; vivere perciò in lui, da lui, per lui, per vivere Gesù Cristo. Sono per noi appropriate le parole ai suoi figli di Tessalonica, ai quali ricorda di essersi fatto per loro forma: “per darvi noi stessi come esempio da imitare”. Gesù Cristo è il perfetto originale; Paolo fu fatto e si fece per noi forma; onde in lui veniamo forgiati, per riprodurre Gesù Cristo. San Paolo-forma non lo è per una riproduzione fisica di sembianze corporali, ma per comunicarci al massimo la sua personalità: mentalità, virtù, zelo, pietà... tutto. La Famiglia Paolina, composta di molti membri sia Paolo-vivente in un corpo sociale […]” (San Paolo, Settembre 1954).

Troviamo qui in sintesi tutti i motivi per cui San Paolo è divenuto, per grazia prima che per scelta, il Patrono, il modello e l’ispiratore della Famiglia Paolina. Possiamo aggiungere che l’Apostolo incarna per Don Alberione il “carisma di fondazione” nel suo duplice versante: della spiritualità e dell’apostolato. Il documento “Mutuæ Relationes” tra Vescovi e Religiosi, al paragrafo 11 spiega: “Il carisma dei Fondatori si rivela come una esperienza dello Spirito, trasmessa ai propri discepoli per essere da questi vissuta, custodita, approfondita e costantemente sviluppata in sintonia con il Corpo di Cristo in perenne crescita”. Essa costituisce come l’anima delle istituzioni e la loro “indole propria”. “Tale indole propria, poi, comporta anche uno stile particolare di santificazione e di apostolato” (MR 11).
a) Il versante spirituale. – Quando il giovane Alberione si pose ai piedi del tabernacolo, nella lunga adorazione notturna del 31 dicembre 1900, percepì il senso e i dati fondamentali della propria vocazione, così come li riassunse in AD 13-21. Egli comprese la missione vera del sacerdote, il modo di esercitarla più efficacemente, come “apostoli di oggi”, e pregò che la Chiesa avesse un nuovo slancio missionario sullo stile di San Paolo. – Questa la componente spirituale del carisma, che impronta innanzitutto lo “stile particolare” della santità.
b) Il versante apostolico. – La seconda qualità del carisma alberioniano è la riattualizzazione della vita e della missione dell’apostolo Paolo. “La Famiglia Paolina è suscitata da San Paolo per continuare la sua opera; è San Paolo, vivo, ma che oggi è composto di tanti membri... E se vivesse oggi, che farebbe?... Adopererebbe i più alti pulpiti eretti dal progresso odierno…: per il Vangelo di Gesù Cristo” (Alle FSP, 1955; Vad. 651).
Dunque il carisma fondazionale non fu solo un dono dello Spirito riguardante la sorgente interiore e le modalità dell’apostolato moderno; fu anzitutto un dono di comprensione del mondo moderno, della sua realtà drammatica dal punto di vista religioso e culturale.

Non si dimentichi in che misura il giovane Alberione aveva sperimentato la tragedia della cultura atea… Fu allora che la coscienza straordinariamente vigile del “convertito” Giacomo ebbe la percezione della posta in gioco e delle enormi possibilità offerte dai mezzi moderni per la promozione di una cultura ispirata al Vangelo. E la certezza che la nuova cultura sarà tanto umana e salvifica nella misura in cui sarà “integralmente cristiana”, cioè se attingerà tutti i valori del “Cristo integrale”: Via e Verità e Vita (Maestro di dottrina e guida morale, Modello e Mediatore, Sacerdote e liturgo universale). Il concetto di “integralità” è essenziale nella visione apostolica di Don Alberione, e significa che tutto il mistero di Cristo dev’essere comunicato a tutto l’uomo, in tutte le sue componenti, con tutti i mezzi più aggiornati di ricerca e di trasmissione. Strumento tecnico e pastorale di questa impresa apostolica, ispirata a Paolo, il “Santo dell’universalità”, è il sistema moderno dei media, assunti come veicoli sacramentali del Verbo eterno, secondo la teologia dell’Incarnazione e l’immagine esemplare di San Paolo.
In conclusione: “Quando questi mezzi del progresso servono alla evangelizzazione, ricevono una consacrazione, sono elevati alla massima dignità. L’ufficio dello scrittore, il locale della tecnica, la libreria divengono chiesa e pulpito. Chi vi opera, assurge alla dignità dell’apostolo” (Ariccia, 1960; UPS I, 316). Perciò “[In tutti i centri apostolici paolini] Il libro del Vangelo e l’immagine di San Paolo saranno esposti convenientemente” (San Paolo, 27 marzo 1946). E ancora: “Preoccupazione e vigilanza sarà da usarsi perché l’apostolato si mantenga sempre in quella elevatezza pastorale che è nelle lettere di San Paolo” (San Paolo, 1 marzo 1936).

Don Eliseo Sgarbossa ssp

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